Articolo letto 291 volte

Noi perdevamo perché loro giocavano sporco

By  | 9 novembre 2011 | 0 Comments | Filed under: Scandali e processi

L’abbiamo sostenuto, a volte a denti stretti, quasi di nascosto, ma anche urlato, spesso controvento, e in cuor nostro l’abbiamo sempre saputo. La sentenza di primo grado del processo di Napoli ha dato alla questione l’ufficialità che merita, da ieri, piaccia o no, anche l’opinione pubblica dovrà farci i conti. Ha aperto le danze Mario Sconcerti, proprio lui che negli ultimi tempi ha fortemente appoggiato le tesi antinteriste: “Ci sono dentro anni e anni di calcio che siamo condannati a guardare in modo diverso” (fonte).

È complicato districarsi tra le dichiarazioni di queste ore, cercherò di riportare le informazioni più importanti e significative. Comincio con le parole del procuratore della repubblica di Napoli, Giandomenico Lepore: ”La Procura di Napoli non crea falsi problemi o questioni, quello che è stato ipotizzato si è rivelato tutto vero. Non è vero che le indagini sono state svolte in una sola direzione. Gli elementi sono stati valutati ma non potevamo creare dei reati per fare contenta uno o l’altra squadra. Uno dei classici sistemi difensivi per scagionarsi è accusare altre persone (chiaro Andrea Monti?). E mai come questa volta non è stata una sentenza già scritta: tra noi ed i collegi ci sono state delle incomprensioni, tant’è vero che siamo stati costretti a due istanze di ricusazione per ristabilire la regolarità del processo. La sentenza è giunta nonostante le indagini siano state pregiudicate da fughe di notizie. Un settimanale (L’Espresso, ndr) pubblicò tutte le intercettazioni e quindi non si poterono fare altre indagini” (fonte).

Giuseppe Narducci, ex pubblico ministero del processo di Calciopoli: “La sentenza poteva sorprendere solo chi non ha seguito bene il processo. È stata una lezione al calcio italiano e anche alla stampa. C’era un impianto accusatorio solido, con le intercettazioni e le schede svizzere, tutte prove schiaccianti che hanno portato alla condanna. Ma se questa indagine fosse rimasta segreta nel 2006, forse avremmo avuto maggiori risultati. Il calcio italiano è cambiato da quel giorno, ma il cammino è ancora lungo. Anche se non c’è più la situazione infausta di qualche anno fa” (fonte).

Quanto alla, definiamola curiosa?, posizione della Juventus, vi propongo queste righe firmate Stefano Olivari: “Dopo la sentenza di Napoli c’è adesso una strana voglia di seppellire Calciopoli, dopo anni in cui ne abbiamo parlato ogni giorno aspettando come una specie di giudizio di Dio gli esiti del processo di primo grado. Luciano Moggi è adesso ufficialmente l’uomo copertina di tanti anni di calcio marcio, l’ha stabilito la giustizia sportiva radiandolo e adesso anche quella penale condannandolo per associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva (in primo grado: rimangono appello, cassazione, UE, Onu e Gran Mogol delle Giovani Marmotte, come confermeranno gli insigni giuristi che impazzano anche sul forum del Guerino) a cinque anni e quattro mesi per le note vicende. È solo un dettaglio che insieme a lui sia stato condannato mezzo calcio italiano, con pene minori: gli ex designatori Bergamo e Pairetto, l’ex vicepresidente Figc Mazzini, i fratelli Della Valle, Lotito, Meani, De Santis, Foti, Racalbuto, eccetera. Proprio oggi, insomma, non aderiamo al linciaggio di un uomo al quale tutti hanno chiesto favori: da politici a giornalisti (e molti si dovrebbero vergognare, non solo quelli citati nelle intercettazioni), passando per i mille addetti ai lavori in cerca di ingaggio.

E troviamo qualcosa che sta a metà fra il comico e lo squallido la posizione della Juventus, che si attendeva un’assoluzione o comunque pene lievissime per dare il via al solito circo mediatico, ma che aveva già pronto il piano B. Evidenziato in un comunicato che sembra un testo di Zelig: ”La sentenza afferma la totale estraneità ai fatti contestati della Juventus, che presso il tribunale di Napoli era citata in giudizio come responsabile civile a titolo di responsabilità oggettiva ai sensi dell’articolo 2049 c.c. Tale decisione, assunta all’esito di un dibattimento approfondito e all’analisi di tutte le prove, stride con la realtà di una giustizia sportiva sommaria dalla quale Juventus è stata l’unica società gravemente colpita e l’unica a dover pagare con due titoli sottratti, dopo aver conseguito le vittorie sul campo, con una retrocessione e con relativi ingenti danni”. La Juventus, chiude la nota, ”Proseguirà nelle sue battaglie legittime per ripristinare la parità di trattamento”. Traduzione in italiano: Moggi scaricato brutalmente anche da Andrea Agnelli, dopo esserlo stato nel 2006 dal ramo Elkann.

Non si capisce però la ragione di tanta esultanza, visto che Moggi per 12 anni è stato il massimo dirigente di una Juventus vincente e che la sentenza penale, molto più di quella sportiva, mette in discussione la credibilità non solo di una singola stagione ma proprio di tutta un epoca. È quindi una sentenza storica, proprio nel senso che dà una prospettiva storica ai mille episodi e sotto-episodi di cui parliamo da anni. E che non riguardano solo la Juventus, anche a voler limitare il campo al tribunale di Napoli (quindi Fiorentina, Lazio, Milan e Reggina). A meno che un ‘sistema’ sia nato il primo luglio 2004 e morto il 30 giugno 2005, con prima e dopo tutti onesti.

Ed infine ecco le parole del diretto interessato, Luciano Moggi 1: “Non ho capito il comunicato della Juventus. In campo non si giocava mica Moggi-Chievo o Moggi-Udinese… In campo andava la Juventus, che era una squadra fortissima. La Juve ha perso due scudetti e deve riaverli, li ha vinti sul campo. L’estraneità ai fatti non so cosa significhi. La Juve vinceva da sola, non aveva bisogno di aiuti. Si parlava di spionaggio industriale ancor prima che lo scandalo venisse fuori al processo Telecom. Sapevo che ci spiavano e dovevo in qualche modo, per salvaguardare la Juve, tengo a precisarlo, avere comportamenti diversi. Una squadra di cui io ero il direttore generale. Le schede telefoniche per gli arbitri me le passava la Juve, non le compravo di certo io: servivano per ragioni di mercato, per non essere spiati, anche a livello commerciale” (fonte).

Luciano Moggi 2: “Il comunicato della Juventus non l’ho capito. Ho più rabbia che delusione. In campo non andavo solamente io, ma quella Juventus era fatta da me e da Giraudo. La Juventus con quella squadra ha fatto i risultati e vinto i trofei se adesso chiedono chiarezza sui due scudetti è anche merito della nostra difesa, non capisco cosa significa ‘essere estranea’. La massima autorità in quegli anni era Antonio Giraudo, amministratore delegato, e senza la firma sua non si spendeva una lira. Tutto quello che ho fatto e detto, l’ho fatto insieme a lui quindi non capisco e non voglio capire l’atteggiamento della Juventus” (fonte).

Sono incredulo per quanto mi accingo a scrivere, ma per una volta sono (quasi) d’accordo con lui.

Sold out!



13595
Vota l'articolo
Thanks!
An error occurred!

Tags: , , , , ,

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.


Il 14° è di Facchetti

Statistiche

  • Visite totali: 46,988
  • Ultime 24h: 146
  • Utenti online: 2

Archivi

Abbonati al sito