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Agnelli, tre scudetti da restituire

By  | 19 agosto 2011 | 3 Comments | Filed under: Media e polemiche

Il boss della Juventus chiede all’Inter di rinunciare al titolo del 2006, perché Moratti ha usufruito della prescrizione. Bene: con la stessa logica i bianconeri dovrebbero rendere tutti i trofei vinti dal ’94 al ’98. Ecco perché.

C’era una volta lo “stile Juventus”. Quello di Gianni Agnelli e Boniperti, Trapattoni e Platini. Poi, al seguito di Umberto Agnelli, arrivò la “triade” Giraudo-Moggi-Bettega. Risultato: il processo per doping, lo scandalo Calciopoli, due scudetti annullati e retrocessione in serie B (la prima della storia). Nel 2006 John Elkann affida il club a due manager gentiluomini, Giovanni Cobolli Gigli e Jean-Claude Blanc, con il compito di recuperare lo stile e la serie A: missione compiuta.

La Vecchia Signora accetta con signorilità il verdetto sportivo, giusta espiazione per i maneggi di Moggi & C., e si rimette all’onor del mondo. Ma due anni fa il ramo cadetto degli Agnelli si riprende il giocattolo con il giovane Andrea, figlio di Umberto e vecchio sodale di Moggi e Giraudo. Risultato: zero titoli sul campo, ma centinaia sui giornali, cavalcando il revanscismo della parte più becera della tifoseria, convinta che retrocessione e scudetti perduti non siano colpa di chi commise gli illeciti, cioè Moggi e Giraudo, radiati dal mondo del calcio, ma di chi li ha scoperti (la Procura di Napoli) e sanzionati (la giustizia sportiva e il commissario Figc Guido Rossi). Un complotto delle toghe: non rosse, ma nerazzurre. Ora Andrea Agnelli, per non passare alla storia come l’unico presidente juventino che non ha vinto neppure la Coppa del Nonno, rivuole addirittura indietro i due scudetti di Calciopoli e minaccia ricorsi al Tribunale di arbitrato dello sport e perfino alla giustizia ordinaria.

A suo dire, il titolo del 2005-2006, uno dei due viziati dalla manovre moggiane su arbitri e designatori, dunque assegnato all’Inter seconda classificata, non sarebbe “lo scudetto degli onesti” come lo definì Moratti, ma “dei prescritti”. E questo perché il pm sportivo Stefano Palazzi ha dichiarato prescritti i sospetti sul coinvolgimento dell’Inter in Calciopoli, “a meno che l’Inter non rinunci alla prescrizione e si lasci processare”. Moratti non rinuncia e sbaglia di grosso. Ma la prescrizione, in casa Juventus, è materiale infiammabile da maneggiare con estrema cautela.

L’Agnellino dovrebbe dare una ripassata alle 49 pagine della sentenza del 2006 con cui la Cassazione, ribaltando le assoluzioni d’appello, dichiarava i vertici bianconeri colpevoli di aver “dopato” i giocatori con sostanze proibite oppure lecite ma usate in dosi e con metodi vietati, dal luglio ’94 al settembre ’98 (l’età dell’oro di Marcello Lippi), alterando le prestazioni e dunque truccando ben quattro stagioni sportive. Colpevoli, sia Giraudo sia il medico sociale Riccardo Agricola, di un unico “disegno criminoso” a base di frode sportiva e somministrazione di farmaci in modo pericoloso per la salute; ma salvi per prescrizione, in quanto i reati si erano estinti pochi giorni prima a causa della lunghezza del processo. Sia per Giraudo, assolto in primo e in secondo grado, sia per Agricola, condannato in tribunale e assolto in appello, la Suprema Corte dava ragione al pm Raffaele Guariniello e disponeva l’annullamento dell’ultimo verdetto perché “questo collegio ha ritenuto che la condotta degli imputati integri il delitto” di frode in competizioni sportive.

Il reato insomma c’era, ma era “estinto per prescrizione”. Il medico, su mandato dell’amministratore delegato, imbottiva i calciatori di “sostanze vietate” come i “corticosteroidi”, e anche di farmaci non vietati ma somministrati ad atleti sani per potenziarne il rendimento, “in modo pericoloso per la salute”. E anche per la genuinità delle classifiche, violando la legge che tutela “la regolarità e la correttezza delle competizioni, poste in pericolo dalla sleale alterazione chimica delle prestazioni”. La Juve che oggi sfida l’Inter a restituire “lo scudetto dei prescritti” e a rinunciare alla prescrizione nel processo sportivo si guardò bene dal rinunciarvi in quello penale. Anche perché, dopo la sentenza di Cassazione, il nuovo processo sarebbe finito con condanne sicure e la conseguente revoca di tutti i trofei vinti nel quadriennio dello scandalo: tre scudetti, una Champions, due Supercoppe italiane, una Supercoppa europea e un’Intercontinentale. Questi come li vogliamo chiamare, dottor Agnelli: i “trofei dei prescritti”? E perché, per dare il buon esempio all’Inter, non li restituisce? Marco Travaglio “Carta canta” – L’Espresso

Ci sarebbe da puntualizzare sul tanto reclamizzato stile bianconero, mi viene in mente una celebre frase dell’avvocato Prisco “Inter-Juve finisce sempre con delle lamentele, peccato siano sempre le nostre”, questioni messe in risalto alla maniera della rosea solo qualche giorno fa (articolo che segue), non è quindi con le ultime gestioni che la Juve ha potuto beneficiare di trattamenti “particolari”. Potremmo anche obiettare sul fatto che Moratti sbagli a non rinunciare alla prescrizione, alla luce dell’atmosfera da caccia alle streghe degli ultimi tempi, tipica del revisionismo made in Italy, ci piacerebbe capire in nome di chi o di cosa dovrebbe correre il rischio di segnare un tale autogol. Ma questo concediamolo allo juventino Travaglio, del resto trattasi di tifoso bianconero sincero e obiettivo, un caso più unico che raro.

Luigi Garlando “Inter-Juve, mezzo secolo di liti”
Pubblicato nell’edizione del 13 agosto 2011 della Gazzetta dello Sport

Le strane nozze d’oro dei Moratti e degli Agnelli. Un’amicizia storica andata nel pallone.
La signorina Erminia Cremonesi, futura signora Moratti, era telefonista della Stipel, coincidenza sinistra per gli juventini. Fu Erminia, interista dalla nascita, a contagiare Angelo fino a trasformarlo nel 15° presidente delle Beneamata: 28 maggio ’55.

Nel campionato ’60-61 primi guai con la Juve, che rimonta e sorpassa. Ma nello scontro diretto del 16 aprile, a Torino, i troppi tifosi che tracimano in campo costano alla Juve la sconfitta a tavolino. Solo che la Caf ribalta le sentenza e ordina di rigiocare. Che Umberto Agnelli sia presidente della Juve e della Federcalcio diventa imbarazzante. Il Mago manda a Torino i ragazzini, capitanati dal 18enne Sandrino Mazzola che segna il rigore della bandiera: 1-9. Umberto Agnelli regala un portachiavi bianconero ai baby nerazzurri. Due giorni dopo Angelo Moratti prova a ricucire: «La Juve non c’entra, i rapporti sono buoni. Per dimostrarlo propongo un’amichevole con incasso a favore dei mutilatini di Don Gnocchi».

Nel ’67 nuovo strappo. La Grande Inter, a fine ciclo, si suicida a Mantova all’ultima giornata con una papera di Sarti, passato alla Juve due anni dopo. Vigilia arroventata dai sospetti: la Juve temeva le manovre di Allodi (ex Mantova), l’Inter un premio a vincere agli avversari. Arbitro sostituito quattro giorni prima, rigore negato a Mazzola. Facchetti: «L’Inter deve vincere tre scudetti per averne uno». La Juve batte la Lazio e festeggia all’Hotel Riposo Pineta, dove Umberto Agnelli, non più dirigente, «con un gesto discreto rimette un assegno nelle mani del capitano Castano», fa sapere la Gazzetta. Angelo Moratti lascia nel maggio ’68.

Questi precedenti non condizionano l’ insediamento del figlio Massimo alla guida dell’Inter: febbraio 1995. Anzi, il primo a congratularsi per l’acquisto è proprio Umberto Agnelli. E alla vigilia del primo Inter-Juve, Moratti riconosce: «Abbiamo un bel sentimento di amicizia con gli Agnelli, soprattutto con Umberto, compagno di università di mio fratello. Umberto aveva un affetto particolare per mia madre, ricambiato». Pochi mesi dopo ricambiava l’Avvocato: «L’ Inter ha un grande presidente. Un gentiluomo». Moratti nominò vicepresidente Giammaria Visconti di Modrone, cognato di Umberto, che in un Juve-Inter del ’62 esultò tra gli Agnelli a un gol dell’Inter guadagnandosi la stima dei Moratti. Quell’anno Gianni Agnelli partecipò alle nozze di Gianmarco Moratti. In comune anche la frequentazione di Forte dei Marmi. Vincoli forti e cordialità che andarono a sbattere nel ’98 come Ronaldo contro Iuliano. Calciopoli Dopo il celeberrimo Juve-Inter del 26 aprile ’98, Moratti tuonò: «A questo calcio non credo più. Fosse utile, me ne andrei». L’ Inter vinse la coppa Uefa e Umberto provò a smorzare: «Ho chiamato Moratti per complimentarli. Hanno giocato bene. All’inizio della finale ero agnostico, poi ho tenuto per loro…» Inutile. Seguì una degenerazione di rapporti culminata in Calciopoli, tra scudetti di cartone e smoking bianchi. Uscita di scena la Triade, le occasioni di scontro diretto tra i Moratti e gli Agnelli/Elkann si sono intensificate. Citiamo a raffica. Novembre 2007, Lapo Elkann: «Lo scudetto vinto dall’ Inter a nostro discapito, non è uno scudetto». Febbraio 2008, Moratti: «Senza quella banda di farabutti, non ci sarebbe stato il 5 maggio». Agosto 2010, Moratti: «Meglio multietnici che ladri». John Elkann: «All’Inter non sapevano perdere e non hanno imparato a vincere». Settembre 2010, Moratti: «Dopo l’incontro con Abete, li ho visto tutti contenti e sorridenti. Avranno una linea comune». Andrea Agnelli: «Moratti è nervoso. Pensa sempre a noi». Gennaio 2011, Andrea Agnelli: «Moratti su Calciopoli mi annoia». Moratti: «Mi spiace per il Giovin Signore. Non volevo annoiarlo». E pensare che magari uno ha offerto il gelato all’altro mentre faceva le formine sul bagnasciuga del Forte. Mezzo secolo. E’ storia di oggi: lo «scudetto dei prescritti» di Andrea, il «vada in vacanza a rilassarsi» di Massimo, i «consigli di un anziano» di John. «Il bel sentimento di amicizia» tra Moratti e Agnelli non è mai stato così fragile. A mezzo secolo dal portachiavi di Umberto e dall’amichevole di Angelo per i mutilatini.



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3 Responses to Agnelli, tre scudetti da restituire

  1. Massimo Lupo 24 agosto 2011 at 07:56

    La risposta alle tue domanda risiede nel tuo stesso commento, la lista di morti che hai postato è sintomatica di un’ipotetica cattiva abitudine (ipotetica, poiché solo un tribunale potrebbe stabilirne l’effettiva attuazione). In quegli anni ricorrere ai farmaci per recuperare più in fretta dalle fatiche psicofisiche, e di conseguenza, essere più brillanti e reattivi nel corso dei futuri match, era pratica comune e diffusa, agevolata dal fatto che i controlli fossero pochi, se non inesistenti, ed inefficaci. Col trascorrere del tempo si perfezionano le tecniche, si affinano i materiali e si migliorano le pratiche, ogni uomo di sport che gareggia in una qualsivoglia attività agonistica, sa che se vuole tagliare traguardi importanti non può prescindere da aiuti, chiamiamoli, esterni. Molti potranno storcere il naso, ma è la realtà. Questo è l’uso, ora veniamo all’abuso. Quello che Ferruccio Mazzola ha scritto sull’Inter è uno spaccato di un calcio che fu (come peraltro dice la stessa sentenza del tribunale che ha respinto il ricorso dell’Inter), un quadro dell’epoca tuttavia monco, che, per ovvie ragioni, individua come unico protagonista in negativo, il club di Angelo Moratti. Senza entrare nel merito, le motivazioni possono essere svariate e non sarebbe intellettualmente corretto specularci su, del perché il fratello del noto calciatore nerazzurro abbia voluto scrivere quelle pagine, mi limito ad affermare che si può parlare di giocatori dopati, solo dal momento in cui venga scientificamente provato l’abuso e non l’uso di farmaci, crimine che, per quanto riguarda la Juventus, con sentenza datata giovedì 29 marzo 2007, la Cassazione (come segue) ha definito commesso ma oramai prescritto da 46 giorni: “La condotta del reato di cui all’art. 445 c.p. (Somministrazione di medicinali in modo pericoloso per la salute pubblica. “Chiunque, esercitando anche abusivamente, il commercio di sostanze medicinali, le somministra in specie, qualità o quantità non corrispondente alle ordinazioni mediche, o diversa da quella dichiarata o pattuita, è punito con la reclusione da sei mesi a due anni e con la multa da lire duecentomila a due milioni.”), risulta commessa, in esecuzione del medesimo disegno criminoso, dal luglio del 1994 al settembre del 1998: ne consegue che il termine massimo di prescrizione (anni sette e mesi sei), calcolato secondo le disposizioni della disciplina previgente, e ritenute le sospensioni già indicate, è maturato in data 12 febbraio 2007.

  2. miki foggia 23 agosto 2011 at 23:08

    Fate studiare o cambiar lavoro a travaglio informazione, no disinformazione: Nell’estate del 1998 Zdeněk Zeman, all’epoca allenatore dellaRoma, lanciò un allarme a proposito di un supposto eccessivo ricorso ai farmaci da parte delle società di calcio. Incalzato dallastampa, l’allenatore boemo citò ad esempio i giocatori juventiniGianluca Vialli ed Alessandro Del Piero. Sulla base di queste dichiarazioni, il procuratore di Torino Raffaele Guariniello aprì un’inchiesta che portò ad un lungo procedimento processuale a carico della Juventus e che vedrà imputati Riccardo Agricola (medico sociale) ed Antonio Giraudo (amministratore delegato). Nella sentenza di primo grado del procceso penale iniziato il 31 gennaio 2002 venne ravvisato il comportamento irregolare del medico Riccardo Agricola, che venne condannato ad un anno e 10 mesi, sospesi condizionalmente, «per frode sportiva e somministrazione di farmaci in modo pericoloso per la salute» e somministrazione di Eritropoietina – argomento introdotto nelle imputazioni il 28 giugno 2004 – in base ai valori sanguigni dei calciatori bianconeri nonostante i risultati negativi riscontrati nei controlli antidoping[82], mentre non si ravvisarono reati per Antonio Giraudo, che venne pienamente assolto[83]. In aprile 2005, la pubblica accusa ricorse contro la sentenza di primo grado, che venne ribaltata in secondo grado. La Corte d’Apello di Torino confermò, il 14 dicembre del citato anno, il verdetto assolutorio per Giraudo «per non avere commesso il fatto» ed annullò la sentenza condannatoria per Agricola, assolvendolo dal reato di frode sportiva (somministrazione di Eritropoietina) «perché il fatto non sussiste», in quanto il presunto acquisto di EPO e/o la sua somministrazione – divenuta l’accusa principale del processo penale – non era stato provato, e dalla soministrazione delle medicinali non vietate «perché il fatto non costituisce reato»[84]. Su questo punto, la Corte d’Appello sancì che i farmaci somministrati ai calciatori della Juventus non rappresentavano doping e che la somministrazione di sostanze lecite atta a migliorare le prestazioni sportive non poteva (in generale, e quindi a prescindere dal club ed il suo medico) essere giudicata come tale in base della legislazione in vigore all’inizio dell’inchiesta della procura (L. 401/1989 sul calcio scommesse)[84]. La procura di Torino ricorse allora in cassazione contro la sentenza di secondo grado, ritenendo «erronea» l’interpretazione e l’applicazione delle norme di diritto che motivarono la sentenza di assoluzione. Il 29 marzo 2007, infine, la Seconda Sezione Penale della Corte di Cassazione confermò la sentenza di assoluzione con ampia formula del secondo grado di giudizio a Giraudo e l’assoluzione, per quanto riguarda la frode sportiva (soministrazione di Eritropoietina), a Agricola, concludendo che nel periodo indagato non era stato accertato alcun tipo di positività a sostanze dopanti da parte dei calciatori bianconeri, i cui valori ematologici medi erano simili alla media della popolazione nazionale, e che l’acquisto e/o soministrazione di Eritropoietina agli atleti della società non è stato ritenuto provato da nessun atto del processo[85]. Venne dichiarata invece l’inammissibilità del ricorso del Procuratore Generale[85], ma accolto il ricorso della procura, che annullò la sentenza di secondo grado per la somministrazione, a carico del medico sociale, di medicinali non vietate diversi dall’EPO, in quanto, pur non essendo all’epoca ancora in vigore la legge sul particulare – introdotta il 14 dicembre 2000 –, è stato ritenuto che la somministrazione eccessiva di farmaci (o uso in condizioni off-label) potesse costituire una violazione della L.401/1989, l’unica applicabile al periodo indagato[86]. La corte giudicò la necessità di svolgere un nuovo processo per confermare tale ipotesi poiché nel frattempo le liste di farmaci consentiti era stata modificata, il quale non ebbe luogo per laprescrizione della accusa in oggetto dal 12 febbraio2007[86][87]. Anche sul piano sportivo il procedimento disciplinare a suo tempo instaurato dalla Procura Antidoping nei confronti al dott. Agricola per la somministrazione di farmaci iniziò con una indagine della Procura della Repubblica di Torino finalizzata nell’assoluzione emessa dall’Ufficio di Procura Antidoping delComitato Nazionale Olimpico Italiano (CONI) il 25 luglio 2000, in quanto l’uso dei farmaci erano in regola con l’allora regolamento antidoping e non furono riscontrati indizi di un presunto «doping ematico»[82]. Il processo sportivo è stato riaperto dopo la sentenza in primo grado del processo penale. Il 26 aprile 2005, la Camera di Arbitraggio dello Sport (CAS), su richiesta presentata dalla Commissione Scientifica Antidoping del CONI il7 marzo dello stesso anno, sancì che «l’uso di sostanze farmacologiche che non sono espressamente proibite dalla legge sportiva, e che non possono essere considerate come sostanze simili o associate a quelle espressamente proibite non può essere sanzionato con provvedimenti disciplinari [...]»[88][89]. Su questa sentenza, il processo sportivo concluse con l’assoluzione emessa in primo grado dalla Commissione Disciplinare l’11 novembre 2005, decisione confermata ulteriormente sia dalla Commissione di Appello Federale (CAF) il5 ottobre 2006 che dal Giudice di Ultima Istanza in materia di doping (GUI) il 19 gennaio 2007[90]. Doping: il Tas “assolve” la Juve “Non punibile a livello sportivo” Il Tribunale dell’arbitrato sportivo di Losanna ha dato al Coni la risposta sulle implicazioni che può avere la sentenza del processo alla Juve per doping, conclusosi con la condanna del dottor Agricola. Secondo il Tas non è punibile in ambito sportivo l’uso di farmaci non espressamente vietati dalla normativa antidoping: le vittorie della Juve sembrano quindi salve. Il parere è giuridico ma non vincolante per il Coni. La Juventus dunque è “salva”. Il Tribunale di Losanna, il cui parere, va detto, non è vincolante ma è soltanto consultivo, è arrivato al Coni che lo scorso due marzo aveva posto due quesiti. Uno sulla punibilità dell’uso di sostanze farmaceutiche non espressamente proibite dalla normativa sportiva e l’altro sui metodi di indagine per l’accertamento da parte delle autorità sportive della somministrazione ad atleti di farmaci non compresi nella lista delle sostanze proibite. Alle domande del Coni, che vertevano soprattutto sull’uso di sostanze non comprese nella lista di quelle proibite, il Tas risponde che “l’uso di sostanze farmacologiche che non sono espressamente proibite dalla legge sportiva, e che non possono essere considerate come sostanze simili o associate a quelle espressamente proibite non può essere sanzionato con provvedimenti disciplinari. Comunque, a prescindere dalla presenza o meno di sentenze pronunciate da autorità statali, le autorità sportive sono obbligate a perseguire l’uso di sostanze farmacologiche che sono proibite dalla legge sportiva o qualsiasi violazione di una norma anti-doping, al fine di adottare provvedimenti disciplinari”. Una risposta particolarmente importante soprattutto perché in qualche modo “salva” i trofei che i bianconeri hanno vinto nel periodo in questione, ovvero dal 1994 al 1998 Quello che le tv e la stampa non dice. La inchiesta di Raffaele Guariniello Su denuncia specifica della moglie di Bruno Beatrice, ex calciatore della Fiorentina, Cesena, Ternana, Guariniello ha aperto indagini su molti casi (sono circa 40 i calciatori morti per SLA, Sclerosi laterale amiotrofica). [modifica]Calciatori colpiti da SLA [modifica]Calciatori morti per Morbo di Gehrig (SLA) Oltre a Jimmy Johnstone, ex del Celtic, morto nel 2006 a 62 anni, ecco di seguito un elenco dei calciatori vittime della SLA che siano stati calciatori in Italia (a livello professionistico, dilettantistico o giovanile).  Armando Segato, primo calciatore a cui fu diagnosticata la SLA nel 1968. Morto nel 1973 a 42 anni  Ernst Ocwirk, ex Sampdoria. Morto nel 1980 a 53 anni  Fulvio Bernardini, ex calciatore e allenatore azzurro morto nel 1984 a 79 anni  Giorgio Rognoni, ex Milan, Pistoiese, Foggia, Cesena anni ’70/80. Morto nel 1986 a 40 anni  Narciso Soldan, ex portiere del Milan, Inter, Torino, Triestina, Catania e Treviso degli anni ’50-’60. Morto nel 1987 a 59 anni  Enzo Matteucci, ex portiere di Inter, SPAL e Sampdoria. Morto nel 1992 a 59 anni [1]  Fabrizio Falco, ex Salernitana, Novara e Taranto. Morto nel 1996 a 35 anni  Guido Vincenzi, ex Inter e Sampdoria. Morto nel 1997 a 64 anni  Albano Canazza, ex calciatore del Como anni ’80. Morto nel 2000 a 38 anni  Sauro Fracassa, ex di Lecco, Messina e Genoa. Morto nel 2000 a 57 anni. [2]  Celestino Meroni, ex Como, fratello di Gigi Meroni. Morto nel 2001 [3]  Gianluca Signorini, ex capitano del Genoa. Morto nel 2002 a 42 anni  Fabrizio Di Pietropaolo, ex primavera dalla Roma anni ’80 e giocatore di Parma, Lucchese, Rimini. Morto nel 2002 a 39 anni [4]  Attilio Tassi, ex della Cremonese. Morto nel 2002 a 61 anni [5]  Ubaldo Nanni, ex calciatore del Pisa. Morto il 30 marzo 2003 a 44 anni [6]  Otello Milan, ex portiere del Vicenza. Morto nel 2003 a 68 anni  Lauro Minghelli, ex calciatore delle giovanili del Torino ed ex capitano dell’Arezzo degli anni ’90. Morto nel 2004 a 31 anni  Adriano Lombardi, ex capitano dell’Avellino ed ex calciatore del Como anni ’80. Morto nel 2007 a 62 anni  Franco Tafuni, ex del Matera. Morto nel 2009 a 55 anni. [7]  Marcello Neri, ex del Venezia. Morto nel 2009 a 71 anni [8]  Nicola Cevasco, ex calciatore dilettante.Morto nel 2010 a 42 anni. [modifica]Malati lungodegenti  Stefano Marangone, ex calciatore dilettante. Nato nel 1966. Affetto da SLA dal 2002.  Maurizio Gabbana, ex del Como. Nato nel 1957.  Piergiorgio Corno, ex calciatore del Como anni ’60. Nato nel 1943. Affetto da SLA dal 1994 [9]  Maurizio Vasino ex di Milan e Novara. Nato nel 1973  Stefano Borgonovo ex di Como, Milan e Fiorentina. Nato nel 1964  Agatino Russo ex della Ternana. Nato nel 1950  Moreno Solfrini, ex centrocampista di Sambenedettese, Rimini, Barletta e Teramo. Nato nel 1959 [10]  Stefano Turchi ex di Prato, Ancona, Chieti. Nato nel 1969 [11]  Geovani ex Bologna, affetto da polineuropatia (una malattia simile alla SLA, ma reversibile). Nato nel 1964 [modifica]Morti per malattie affini alla SLA Dal 2003 l’indagine del magistrato torinese Guariniello ha riguardato altri casi di “morti sospette” non dovute alla SLA [12], tuttavia alcune forme di tumore e la leucemia fulminante, hanno interessato le indagine perché si è ritenuto che le cause scatenanti (traumi di gioco, utilizzo di farmaci o di raggi X, etc…) potessero, in un certo modo, essere comuni e per questo motivo tali malattie possono essere ritenute affini alla SLA .  Rino Gritti, ha giocato in serie B con Lazio, Lecco, Avellino e con la Ternana in serie A nel campionato 1974-75. Morto nel 1999 a 51 anni per mesotelioma  Giuseppe Longoni, ex calciatore di Inter, Fiorentina e Cagliari. Morto nel 1997 a 63 anni per vasculopatia cardiaca  Andrea Stimpfl, ex calciatore del Foggia, deceduto nel 2008 a 49 anni per leucemia fulminante  Bruno Beatrice, ex calciatore della Ternana, Fiorentina e Cesena morto per leucemia nel 1987  Ugo Ferrante, ex calciatore della Fiorentina e Vicenza deceduto per tumore alle tonsille nel 2004  Fabrizio Gorin, ex di Genoa, Vicenza e Torino deceduto nel 2002 a 48 anni per leucemia  Andrea Fortunato, ex di Genoa e Juventus morto per leucemia nel 1995 a 24 anni  Massimo Mattolini, ex calciatore della Fiorentina, Napoli e Perugia morto per una malattia renale il 12 ottobre 2009 a 56 anni dire niente su di lui. Mazzola e Bradipolibri, ma il popolino non vede e non sente. Ricapitoliamo. Succede che nel 2004 Ferruccio Mazzola, ex calciatore, pubblica il libro Il terzo incomodo. Le pesanti verità di Ferruccio Mazzola. Figlio di Valentino, capitano del Grande Torino, e fratello minore di Sandro, bandiera dell’Inter, Ferruccio si racconta senza peli sulla lingua. Dice di sentirsi, appunto, il terzo incomodo in mezzo a quelle due figure che, nel calcio, avevano avuto un po’ più fortuna di lui. Ma, cosa più importante, in quelle pagine Ferruccio accusa, rivela degli aneddoti che, se appurati, potrebbero riscrivere oppure ridefinire buona parte della storia calcistica italiana del dopoguerra: la storia della Grande Inter diHelenio Herrera. Quelle rivelazioni sono pesantissime: il “Mago” Herrera faceva dopare i suoi calciatori, mettendo anfetamine nei loro caffè. Quegli stessi atleti che, nel giro di tre anni, passando dall’anonimato alla gloria eterna, erano arrivati a vincere tutto, in Italia e in Europa. Succede che Massimo Moratti e Giacinto Facchetti (presidente ed ex presidente onorario dell’Inter) sporgono querela contro Mazzola e la Bradipolibri (la casa editrice del suddetto libro) e la vicenda finisce in tribunale. Ferruccio dichiara: “Dopo la pubblicazione di quel libro mi è arrivata la querela per diffamazione firmata da Facchetti, nella sua qualità di presidente dell’Inter. Vogliono andare davanti al giudice? Benissimo: il 19 novembre ci sarà la seconda udienza e chiederemo che tutti i giocatori della squadra di allora, intendo dire quelli che sono ancora vivi, vengano in tribunale a testimoniare. Voglio vedere se sotto giuramento avranno il coraggio di non dire la verità“. Dalle parole si passa ai fatti. Mazzola chiama in aula a testimoniare tutti i campioni di allora. Sono campioni che hanno fatto parte della storia del calcio italiano. Tutti passano, uno dopo l’altro, in un’aula del tribunale di Roma a rendere conto di quei caffè, a difendersi dall’accusa di doping. Tra questi ci sono: Giacinto Facchetti, il fratello Sandro Mazzola, Mariolino Corso, Luis Suarez, Tarcisio Burnich, Gianfranco Bedin, Angelo Domenghini, Aristide Guarneri. Tutti chiamati a testimoniare da un loro compagno di squadra di allora, Ferruccio Mazzola, che vuole sentire dalla loro voce – e sotto giuramento – la verità su quella Grande Inter che negli anni ’60 vinse in Italia e nel mondo. “Non l’ho cercato io, questo processo: mi ci hanno tirato dentro. Ma adesso deve venire fuori tutto”, dice Ferruccio. In aula di tribunale dichiara: “Sono stato in quell’Inter anch’io, anche se ho giocato poco come titolare. Ho vissuto in prima persona le pratiche a cui erano sottoposti i calciatori. Ho visto l’allenatore, Helenio Herrera, che dava le pasticche da mettere sotto la lingua. Le sperimentava sulle riserve (io ero spesso tra quelle) e poi le dava anche ai titolari. Qualcuno le prendeva, qualcuno le sputava di nascosto. Fu mio fratello Sandro a dirmi: se non vuoi mandarla giù, vai in bagno e buttala via. Così facevano in molti. Poi però un giorno Herrera si accorse che le sputavamo, allora si mise a scioglierle nel caffè. Da quel giorno ‘il caffè’ di Herrera divenne una prassi all’Inter”. Alla domanda: “Cosa c’era in quelle pasticche?” risponde: “Con certezza non lo so, ma credo fossero anfetamine. Una volta dopo quel caffè, era un Como-Inter del 1967, sono stato tre giorni e tre notti in uno stato di allucinazione totale, come un epilettico. Oggi tutti negano, incredibilmente. Perfino Sandro. Da quando ho deciso di tirare fuori questa storia, non ci parliamo più. Lui dice che i panni sporchi si lavano in famiglia. Io invece credo che sia giusto dirle queste cose, anche per i miei compagni di allora che si sono ammalati e magari ci hanno lasciato la pelle. Tanti, troppi”. Alla domanda: “Pensa che dal dibattimento uscirà un’immagine diversa dell’Inter vincente di quegli anni?” Ferruccio risponde sicuro: “Non lo so, non mi interessa. Se avessi voluto davvero fare del male all’Inter, in quel libro avrei scritto anche tante altre cose. Avrei parlato delle partite truccate e degli arbitri comprati, specie nelle coppe. Invece ho lasciato perdere”. Ma veniamo all’attualità. Ebbene, succede pure che l’Inter, che nella persona di Giacinto Facchetti (quello che, “piaccia o non piaccia”, si diceva che mai avesse parlato con arbitri o designatori arbitrali) aveva richiesto un risarcimento di un milione e mezzo di euro per danni patrimoniali e morali, quella causa l’ha persa malamente. La richiesta danni è stata respinta da parte del tribunale di Roma chiamato ad esprimersi in merito, e l’Inter non ha presentato appello. La sentenza del giudice unico Rosaria Ricciardi è stata chiara: “(…) il libro è costituito prevalentemente da una serie di racconti che hanno visto come protagonista il Mazzola nel corso della sua carriera, nonché da una serie di testimonianze di molti ex calciatori. Attraverso un racconto chiaro e completo, scevro da espressioni malevole o offensive, gli autori delineano un quadro generale e storico del calcio dell’epoca”. Ergo, tutte le dichiarazioni di Ferruccio Mazzola sono state considerate vere da un tribunale della Repubblica. Bene, e le conseguenze di ciò? Nessuno paga? Va tutto bene così? Arrivederci e grazie? No, allora diteci, diteci pure: che significato ha, per voi, l’onestà? Diteci cosa rappresenta, come la intendete, come ve la immaginate. Fateci un esempio, uno soltanto. Spiegateci cosa vi frulla per la testa quando issate il vessillo della purezza, del candore, dell’infinita bontà. Avanti, prendetevi tutto, non già solo gli scudi, ma anche i sogni, le passioni, le emozioni infrante e mai più recuperabili. Continuate a provare orgasmi multipli, o tripli, fate pure che fate bene. * Armando Picchi: morto a 36 anni nel 1971 per tumore alla colonna vertebrale * Marcello Giusti: morto a 54 anni nel 1999 per tumore cerebrale * Carlo Tagnin: morto a 67 anni nel 2000 per osteosarcoma * Mauro Bicicli: morto a 66 anni nel 2001 per tumore al fegato * Ferdinando Miniussi: morto a 61 anni nel 2001 per epatite C * Giacinto Facchetti: morto a 64 anni nel 2006 per tumore al pancreas * Enea Masiero: morto a 65 anni nel 2009 per tumore Sarebbero cose troppo pesanti”

  3. marco 20 agosto 2011 at 17:59

    ma la sentenza doping prima di scriverci sopra qcosa avreste dovuto per lo meno leggerla: ‘Assolti per l’uso di doping prescritti per l’abuso di farmaci leciti (aspirina, malox, aulin, etc…)’.
    NB: l’abuso di farmaci NON è un reato

    Parliamo ora di passaporti, vendite finte di marchio, arbitri usati come cavalli di troia o di regalini da ‘passare a ritirare in sede’… oppure preferiamo parlare di grigliate o di schemi tipo il 4-4-4 o ancora usiamo il vecchio trucco del ‘come ti piloto un sorteggio’???

    ma veramente pensate di prenderci così tanto in giro??? sono un mucchio di anni che cercate di far fuori la Juve vero??? pensavate di riuscirci con la truffa del 2006??? aspetto la sentenza di Napoli (ormai è vicina-vicina) e poi ne parliamo meglio???

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Il 14° è di Facchetti

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