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Massimo Cellino ci racconta la verità su Calciopoli

By  | 8 luglio 2011 | 0 Comments | Filed under: Dichiarazioni e interviste

Una volta che lo scudetto è stato dato non si discute più, mi sembra che si voglia parlare di questo scudetto per distrarre l’attenzione dagli altri problemi che affliggono il calcio, è una vecchia tattica dei nostri politicanti. Forse è bene fare come i nonni di una volta, nel dubbio non diamo la caramella a nessuno dei nipoti e scontentiamo tutti. Le dichiarazioni di Facchetti sono irrisorie e prive di ogni malizia. Era una persona per bene, posso dire che era un bambinone, anche un po’ sprovveduto in certe cose, ma un uomo molto leale, molto semplice, la trascrizione di una telefonata cambia completamente il tono e il modo delle conversazioni. Parlo di cose che ho vissuto sulla mia pelle, ho subito quel momento e ora ci stiamo dimenticando cosa è successo, stiamo minimizzando con particolari processuali, è stato un brutto momento del calcio italiano, vorrei chiuderlo e pensare al futuro. Non voglio scendere in particolari, credo che il buon senso debba portarci a ragionare su cose più importanti. Lo scudetto all’Inter fu più che altro levato alla Juventus, un atto dovuto, burocratico. Ma non era questa la materia del contendere, sento ancora vivi quei giorni. Massimo Moratti lo accettò, mi disse: “lo accetto con piacere ma non è che sia particolarmente contento”. Oggi Moratti deve difendere l’integrità di Facchetti e della sua società, condivido pienamente il suo pensiero, lo appoggio di principio. Anche io telefonavo a Pairetto e Bergamo per lamentarmi, non sapevamo all’epoca che avevano schede particolari poco ufficiali, altrimenti non lo avremmo fatto. Pensavamo di parlare con persone del nostro ambiente: se era una cosa fatta senza malizia, per puntualizzare sulla qualità degli arbitri, o confrontarsi sull’andamento del campionato, penso fosse nostro dovere chiamare e loro dovere rispondere. A Bergamo domandavo come mai ci fosse più attenzione alle designazioni delle squadre di prima e seconda fascia che per chi giocava per non retrocedere, certi arbitraggi lasciavano molti interrogativi ed ero sicuro di rivolgermi a persone al di sopra di ogni sospetto. Poi abbiamo visto che non lo erano

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Il 14° è di Facchetti

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