Costretti dal forfait di Pandev prima, e da quello di Motta poi, difendiamo il nostro vantaggio con l’uomo in meno per 68′ (al Camp Nou contro il Barça) senza quasi mai rischiare di prender gol. L’Inter di Mourinho sfoggia una difesa e un’organizzazione tattica da mostrare nelle scuole calcio di tutto il mondo. Il gol dei catalani, in leggero fuorigioco, arriva soltanto a 5′ dalla fine. Non so cosa l’uomo di Setubal possa aver detto o fatto per ottenere dai suoi ragazzi una prestazione del genere: completa dedizione alla squadra da parte di tutti e spirito di sacrificio in ogni reparto. Uomini che saranno leggenda per i nostri figli e nipoti.
Gli spagnoli perdono due volte, in campo e fuori. Ricorderemo sempre “il rumore dei nemici” (cit.) nei pressi dell’hotel per far perdere sonno ai nostri ragazzi, con le forze dell’ordine che intervengono soltanto quando oramai è quasi l’alba, la stessa polizia che cerca di portar via Eto’o dall’hotel per una questione fiscale in sospeso del 2005, l’acqua spruzzata sul rettangolo verde per impedirci di festeggiare al termine della partita, gli sputi e gli insulti alla macchina di Mourinho, e Valdes che cerca di mettergli le mani addosso al triplice fischio finale, la volgare commedia inscenata da Busquets che dà pienamente ragione alle dichiarazioni di Motta.
Il Barça esce da questa doppia sfida irrimediabilmente ridimensionato, sia nel gioco (fumoso e sterile) che nello stile di club e tifosi.
Un’altra Grande Inter è vicina a passare alla storia, le prossime cinque partite potranno definitivamente consacrare questi ragazzi incredibili ed il loro speciale allenatore. Sarà dura, non v’è alcun dubbio, ma dopo la notte di Barcellona abbiamo tutti una certezza inossidabile: finché ne avranno, i nostri eroi non molleranno mai un centimetro.





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